Una grande striscia diagonale blu scuro

Crisi d’Impresa e Ristrutturazione del Debito: strumenti e soluzioni 

Scopri quali strumenti permettono di ristrutturare il debito, proteggere la continuità dell’Impresa e creare le condizioni per un risanamento sostenibile.

Strumenti per proteggere la continuità e far emergere il valore aziendale

Quando si parla di crisi, il pensiero corre spesso alla chiusura dell’attività, alla liquidazione del patrimonio e alla perdita del valore costruito dall’Imprenditore nel corso degli anni.

Questa rappresentazione è comprensibile, ma non sempre corretta. La crisi può certamente condurre alla cessazione dell’attività quando viene affrontata troppo tardi o quando il modello di business non presenta più prospettive sostenibili. In altri casi, però, può diventare il punto di partenza per una riorganizzazione finanziaria, patrimoniale, societaria e industriale dell’Impresa.

Il Codice della crisi d’Impresa e dell’insolvenza mette a disposizione diversi strumenti per intervenire sul debito, proteggere la continuità aziendale, favorire l’ingresso di nuovi investitori e preservare il valore dell’Azienda o di una sua parte.

La Crisi d’impresa e ristrutturazione del debito non riguarda, quindi, soltanto la possibilità di ridurre le passività. Una vera operazione di risanamento richiede di individuare le cause dello squilibrio e di costruire un nuovo rapporto tra redditività, flussi finanziari, debito, patrimonio e prospettive industriali.

La domanda da porsi non è soltanto “come possiamo pagare meno debiti?”, ma soprattutto: come possiamo rendere nuovamente sostenibile l’Impresa e proteggere il valore che è ancora in grado di produrre?

Che cosa significa ristrutturare il debito di un’Impresa

La ristrutturazione del debito è il processo attraverso il quale un’Impresa modifica la composizione, le scadenze, il costo o l’ammontare delle proprie passività, riportandole entro una misura compatibile con i flussi finanziari realisticamente generabili.

In concreto, il processo può comprendere:

  • proroghe e rimodulazioni delle scadenze;
  • moratorie e sospensioni temporanee dei pagamenti;
  • riduzione degli oneri finanziari;
  • consolidamento delle esposizioni a breve termine;
  • conversione del debito in capitale;
  • rinunce o riduzioni parziali dei crediti;
  • trattamento differenziato delle diverse categorie di creditori;
  • cessione di beni, partecipazioni o rami d’Azienda;
  • ingresso di nuovi soci o investitori;
  • ricorso a nuova finanza;
  • operazioni di riorganizzazione societaria.

La ristrutturazione non è un’operazione esclusivamente finanziaria. Rinegoziare un finanziamento può offrire un sollievo temporaneo, ma non risolve la crisi se l’attività continua a produrre perdite.

Allo stesso modo, la sola riduzione dei costi può non essere sufficiente quando il debito accumulato assorbe tutta la liquidità generata dalla gestione corrente. Occorre quindi distinguere le cause della crisi dai suoi effetti.

Il debito rappresenta spesso l’effetto più visibile dello squilibrio, ma può derivare da una riduzione della marginalità, investimenti eccessivi, mancati incassi, dipendenza da pochi clienti, costi fissi elevati, errori di governance, tensioni tra soci o cambiamenti del mercato.  Una ristrutturazione credibile deve intervenire su entrambi i livelli.

Crisi d’Impresa e ristrutturazione del debito: il ruolo della continuità aziendale

La continuità aziendale non significa conservare l’Impresa esattamente nella forma in cui si trova. In molti casi, il risanamento richiede di modificare profondamente il modello organizzativo e operativo.

Può essere necessario ridurre il perimetro dell’attività, cedere asset non strategici, modificare la governance, chiudere linee improduttive, cercare un partner industriale o trasferire l’Azienda a un soggetto diverso.

L’obiettivo non è mantenere artificialmente in vita una struttura non sostenibile. Il punto è individuare quale parte dell’attività conserva valore e costruire intorno a essa una soluzione economicamente e finanziariamente credibile.

Continuità aziendale diretta

La continuità è diretta quando l’attività continua a essere esercitata dallo stesso Imprenditore o dalla stessa società, nell’ambito di un piano di risanamento e di una ristrutturazione del debito.

Questa soluzione può essere adatta a un’Impresa che conserva competenze, mercato, clienti e capacità produttiva, ma presenta una struttura finanziaria diventata insostenibile.

Il piano può prevedere la rinegoziazione delle esposizioni bancarie, accordi con i fornitori strategici, interventi sul debito fiscale e contributivo, cessione di asset non essenziali, ingresso di un investitore, aumento di capitale, revisione dei costi e riorganizzazione produttiva.

In questo scenario, la continuità dipende dalla capacità di correggere le cause dello squilibrio, non soltanto dalla disponibilità dei creditori a concedere nuove scadenze.

Continuità aziendale indiretta

La continuità è indiretta quando l’attività prosegue attraverso un soggetto diverso, per esempio mediante cessione, conferimento o affitto d’Azienda oppure attraverso l’intervento di un investitore che ne assuma la gestione.

Può cambiare il proprietario, ma viene preservato il complesso produttivo e organizzativo.

Questa soluzione può tutelare l’avviamento, il personale, i clienti, la rete commerciale, i contratti, le autorizzazioni trasferibili, il know-how, i marchi e la capacità produttiva.

La continuità indiretta non deve essere considerata una soluzione di secondo livello. In determinate situazioni può rappresentare il modo più efficace per evitare la dispersione del valore aziendale.

Il trasferimento a un soggetto finanziariamente più solido può consentire all’attività di proseguire, lasciando nella società originaria una parte delle passività da trattare attraverso gli strumenti della crisi. La valutazione deve concentrarsi sulla sostenibilità dell’operazione e sul risultato ottenibile dai creditori rispetto alle alternative concretamente praticabili.

Quali sono i primi segnali di una crisi d’Impresa

Il tempo rappresenta uno degli elementi più importanti di qualsiasi processo di risanamento. Intervenire prima che la liquidità sia esaurita amplia le soluzioni disponibili e aumenta la possibilità di preservare il valore dell’Impresa.

Tra i segnali che meritano attenzione rientrano:

  • la progressiva riduzione dei margini;
  • il crescente utilizzo degli affidamenti bancari;
  • ritardi ricorrenti negli incassi;
  • aumento anomalo del magazzino;
  • rinvio degli investimenti necessari;
  • difficoltà nel rispettare le scadenze;
  • utilizzo delle risorse personali dei soci;
  • aumento dei debiti fiscali o contributivi;
  • perdita di clienti o fornitori strategici;
  • difficoltà nel pagamento regolare dei dipendenti e collaboratori.

Quando questi segnali vengono trascurati, una tensione temporanea può trasformarsi in una crisi di liquidità strutturale.

L’Impresa può perdere progressivamente la fiducia delle banche, dei fornitori, dei clienti e dei dipendenti qualificati. Anche un’Azienda industrialmente valida rischia così di perdere rapidamente valore.

Quando esistono ancora liquidità, rapporti commerciali attivi e credibilità sul mercato, è più semplice negoziare con i creditori, elaborare un piano e coinvolgere potenziali investitori. L’emersione tempestiva della crisi è quindi un atto di gestione responsabile.

A questo obiettivo sono funzionali anche gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, che devono consentire di rilevare tempestivamente gli squilibri e di verificare la sostenibilità dei debiti.

Il piano di risanamento: dalla diagnosi al progetto di rilancio

Ogni ristrutturazione deve partire da una diagnosi precisa. Non bastano un elenco dei debiti e una previsione generica di crescita.

Occorre ricostruire una rappresentazione realistica dell’Impresa, delle difficoltà esistenti e delle prospettive future. Il piano deve integrare valutazioni legali, fiscali, finanziarie, patrimoniali e industriali.

In una situazione di crisi, il valore non dipende soltanto dal patrimonio iscritto in bilancio. Dipende soprattutto dalla capacità dell’attività di generare flussi di cassa futuri e dalla possibilità di conservarli attraverso il risanamento.

Un piano credibile dovrebbe indicare con chiarezza:

  • le cause effettive della crisi;
  • le attività che continuano a produrre margini;
  • il fabbisogno finanziario di breve e medio periodo;
  • il livello di debito sostenibile;
  • gli asset che possono essere ceduti;
  • gli investimenti necessari al rilancio;
  • l’eventuale necessità di nuovi soci;
  • la forma della continuità aziendale;
  • i rischi collegati all’esecuzione;
  • gli scenari alternativi in caso di risultati inferiori alle attese.

Previsioni troppo ottimistiche possono compromettere l’intera operazione. È preferibile costruire un piano prudente, verificabile e monitorabile, fondato su dati attendibili e ipotesi coerenti.

Nella pratica professionale, uno degli aspetti più delicati consiste proprio nel trasformare una situazione percepita genericamente come “troppo indebitata” in un progetto nel quale siano chiaramente individuati il perimetro redditizio, il debito sostenibile e le risorse necessarie al rilancio.

Gli strumenti per la Crisi d’Impresa e ristrutturazione del debito

Il Codice della crisi mette a disposizione diversi strumenti, da scegliere in base alle caratteristiche dell’Impresa, alla composizione del debito, all’urgenza, ai rapporti con i creditori e alle concrete prospettive di continuità. Il piano attestato di risanamento è indicato quando l’Impresa può ancora raggiungere accordi con un numero limitato di creditori disponibili al confronto e può accompagnare ricapitalizzazioni, cessioni di asset, riorganizzazioni operative o l’ingresso di nuovi soci; un professionista indipendente deve attestarne la veridicità dei dati e la fattibilità economica.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti, soggetti all’omologazione del tribunale, possono invece prevedere dilazioni, moratorie, riduzioni dei crediti, nuova finanza, interventi sul capitale e operazioni societarie, con una valutazione specifica in presenza di debiti tributari e contributivi.

La convenzione di moratoria consente di sospendere o dilazionare temporaneamente alcune obbligazioni e azioni esecutive, offrendo il tempo necessario per predisporre una soluzione più strutturata.

Il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione, o PRO, permette una distribuzione più flessibile del valore tra le classi di creditori ed è adatto a situazioni che richiedono interventi profondi sul passivo.

Infine, il concordato preventivo in continuità aziendale consente di mantenere l’attività in esercizio, direttamente o attraverso un altro soggetto, mediante ristrutturazione finanziaria, risorse esterne, ingresso di investitori, cessione di beni o trasferimento dell’Azienda. L’obiettivo comune di questi strumenti non è conservare artificialmente un’Impresa priva di prospettive, ma riorganizzare il debito e proteggere il valore di un’attività ancora sostenibile.

Composizione negoziata: uno spazio per costruire il risanamento

La composizione negoziata è un percorso volontario rivolto all’Imprenditore che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario tali da rendere probabile la crisi o l’insolvenza, quando il risanamento risulta ragionevolmente perseguibile.

L’Imprenditore resta alla guida dell’Impresa, mentre un esperto indipendente facilita le trattative con creditori, banche e altri soggetti interessati.

La composizione negoziata non determina automaticamente una riduzione del debito. Offre però un contesto organizzato per:

  • verificare le prospettive di risanamento;
  • negoziare con banche e creditori;
  • individuare nuova finanza;
  • cercare investitori o partner industriali;
  • valutare la cessione dell’Azienda o di singoli rami;
  • richiedere misure protettive;
  • ottenere, quando previsto, specifiche autorizzazioni giudiziali.

La riservatezza del percorso, salvo gli adempimenti pubblicitari collegati a determinate misure, può contribuire a contenere gli effetti reputazionali della crisi.

Lo strumento, tuttavia, funziona soltanto quando l’Impresa mette a disposizione dati affidabili, presenta un progetto credibile e mantiene una condotta trasparente durante le trattative.

I dati Unioncamere richiamati nel testo originario mostrano una crescita significativa dell’utilizzo della composizione negoziata nel 2025. Questo andamento evidenzia la progressiva affermazione dello strumento, ma l’accesso al percorso non garantisce automaticamente il risanamento.

Crisi d’Impresa e M&A: quando il risanamento favorisce un’acquisizione

La crisi non elimina automaticamente il valore dell’Impresa. Può esistere una forte distanza tra il valore industriale dell’attività e la capacità finanziaria della società che la esercita.

Marchio, rete commerciale, personale, brevetti, contratti, autorizzazioni, tecnologie, know-how e relazioni con clienti e fornitori possono mantenere un valore significativo anche quando il debito è diventato insostenibile.

È in questa distanza che può inserirsi un’operazione di merger and acquisition. Un investitore può acquisire la società, una partecipazione, l’Azienda, un ramo operativo oppure determinati asset.

L’operazione può essere accompagnata da una ristrutturazione del debito, un aumento di capitale, un affitto d’Azienda, un conferimento o altre operazioni straordinarie.

Gli strumenti della crisi possono diventare l’architettura legale e finanziaria necessaria per rendere possibile l’acquisizione, affrontando problemi come:

  • indebitamento eccessivo;
  • azioni esecutive;
  • frammentazione dei creditori;
  • debiti fiscali;
  • mancanza di liquidità;
  • rischi legati alle azioni revocatorie;
  • definizione del perimetro aziendale;
  • finanziamento della fase di transizione.

In questi casi, la ristrutturazione consente di separare il valore industriale dal peso finanziario accumulato.

Perché la vendita di un’Impresa in crisi non deve essere improvvisata

La vendita di un’Impresa in crisi non può essere gestita come una normale operazione commerciale.

Occorre verificare la correttezza del processo, la tutela dei creditori, la determinazione del valore, la selezione dell’acquirente e le eventuali autorizzazioni necessarie. Una cessione affrettata può generare responsabilità e compromettere il risanamento.

Nell’ambito della composizione negoziata, per esempio, il tribunale può autorizzare il trasferimento dell’Azienda o di uno o più rami senza gli effetti previsti dall’articolo 2560, secondo comma, del Codice civile per i debiti anteriori risultanti dai libri contabili obbligatori, ferma la disciplina dei crediti dei lavoratori.

L’autorizzazione richiede che l’operazione sia funzionale alla continuità aziendale e alla migliore soddisfazione dei creditori.

Una procedura di cessione organizzata e competitiva può ampliare la platea dei potenziali acquirenti, migliorare le offerte, dimostrare la congruità del prezzo e ridurre il rischio di contestazioni.

Al contrario, una vendita a un soggetto vicino, conclusa rapidamente o a un prezzo non adeguatamente verificato, può compromettere la credibilità dell’intera operazione.

Come la ristrutturazione fa emergere il valore dell’Impresa

Durante la crisi, interessi finanziari, interruzioni produttive, perdita degli sconti commerciali, acquisti senza dilazioni e carenza di capitale circolante possono comprimere artificialmente i risultati aziendali.

L’Impresa può essere costretta a rinunciare a commesse profittevoli, investimenti e personale qualificato, concentrando tutte le risorse sull’emergenza.

Una ristrutturazione ben costruita consente di distinguere il valore industriale dell’attività dal peso finanziario accumulato. Permette inoltre di individuare il perimetro produttivo che può essere trasferito o mantenuto all’interno di una struttura patrimoniale più sostenibile.

Il processo consente di misurare:

  • la marginalità normalizzata;
  • i flussi finanziari successivi alla ristrutturazione;
  • il valore dei singoli rami;
  • le sinergie ottenibili da un acquirente;
  • gli asset non strategici;
  • il fabbisogno finanziario effettivo;
  • il livello di debito sostenibile;
  • il capitale necessario per il rilancio.

In questo modo, un’Impresa percepita genericamente come indebitata può diventare un progetto industriale concreto e valutabile.

Il ruolo della nuova finanza nel risanamento

La continuità aziendale richiede liquidità. Anche un piano economicamente corretto può fallire se mancano le risorse necessarie per pagare dipendenti, fornitori strategici, utenze, imposte correnti e costi produttivi.

Le risorse possono provenire da:

  • soci attuali;
  • nuovi investitori;
  • partner industriali;
  • banche;
  • fondi specializzati;
  • operatori di private equity;
  • cessione di asset;
  • anticipazione dei crediti.

Occorre stabilire quanto capitale serve, per quanto tempo e a quali condizioni. Devono essere valutati anche il costo della nuova finanza, le garanzie richieste, le priorità di rimborso e l’impatto sugli attuali soci.

La nuova finanza deve inserirsi all’interno del piano complessivo. Finanziare un’Impresa che continua a produrre perdite senza correggerne le cause significa soltanto rinviare il problema e aumentare ulteriormente il debito.

Ristrutturare l’Impresa, non soltanto il passivo

Uno degli errori più frequenti consiste nel concentrare l’intera strategia sui rapporti con i creditori.

La negoziazione è essenziale, ma la sostenibilità futura dipende soprattutto dalla capacità di cambiare ciò che non funziona all’interno dell’Impresa.

La ristrutturazione industriale può richiedere:

  • chiusura di sedi non redditizie;
  • eliminazione di prodotti con margini insufficienti;
  • revisione della politica commerciale;
  • modifica della catena di approvvigionamento;
  • investimenti tecnologici;
  • rinegoziazione dei contratti;
  • nuova gestione del capitale circolante;
  • cambiamenti nel management e nella governance;
  • separazione della componente immobiliare;
  • aggregazioni o cessioni di rami d’Azienda.

Il risanamento dovrebbe condurre a un’Impresa più semplice, leggibile, capitalizzata e coerente con il mercato.

Se restano immutati l’organizzazione, i processi decisionali e gli errori che hanno prodotto la crisi, il rischio che lo squilibrio si ripresenti rimane elevato.

La posizione dell’Imprenditore e dei soci

Affrontare la crisi significa anche chiarire gli obiettivi dell’Imprenditore e dei soci.

Non sempre il risultato possibile consiste nel mantenere il pieno controllo della società. Per preservare l’attività può essere necessario accettare un nuovo socio, una diluizione della partecipazione, una governance diversa, la cessione dell’Azienda o un ruolo operativo differente.

L’Imprenditore deve stabilire quale valore proteggere prioritariamente:

  • il controllo societario;
  • la continuità dell’attività;
  • il patrimonio personale;
  • i livelli occupazionali;
  • il marchio;
  • la possibilità di partecipare al futuro rilancio.

Una consulenza efficace deve rappresentare con chiarezza le diverse alternative, evitando sia l’ostinazione nel mantenere un controllo economicamente insostenibile, sia la cessione affrettata di un’attività ancora risanabile.

Gli errori da evitare nella ristrutturazione del debito

Aspettare che la liquidità sia completamente esaurita riduce il tempo disponibile e il potere negoziale dell’Impresa.

Confondere una crisi strutturale con una tensione finanziaria temporanea impedisce di intervenire sulle cause. Allo stesso modo, previsioni irrealistiche riducono la credibilità del piano agli occhi di creditori e investitori.

Tra gli errori più frequenti rientrano:

  • trattare con singoli creditori senza una strategia unitaria;
  • vendere asset strategici per finanziare perdite correnti;
  • cercare investitori quando la liquidità è già esaurita;
  • sottovalutare i debiti tributari e contributivi;
  • ignorare i rischi legali e contrattuali;
  • confondere la continuità con la conservazione dell’attuale struttura;
  • pensare che lo strumento giuridico possa sostituire il progetto industriale.

Nessuna procedura può rendere redditizio un modello privo di prospettive. Lo strumento deve essere funzionale alla strategia, non sostituirla.

Come affrontare correttamente una crisi d’Impresa

Un percorso ordinato richiede metodo, coordinamento delle competenze e monitoraggio continuo.

Le principali fasi operative sono:

  1. Analizzare immediatamente la posizione finanziaria, le scadenze, i debiti tributari e contributivi, le garanzie, i contenziosi, i contratti e il fabbisogno di cassa;
  2. individuare le cause industriali, organizzative, finanziarie, societarie e di governance;
  3. verificare la continuità aziendale e la capacità di produrre risultati positivi dopo gli interventi correttivi;
  4. definire il perimetro da proteggere, individuando attività, beni, contratti e risorse che generano valore;
  5. elaborare un piano con interventi, responsabilità, tempistiche, fabbisogno finanziario e scenari alternativi;
  6. scegliere lo strumento più coerente tra composizione negoziata, piano attestato, accordi di ristrutturazione, PRO o concordato in continuità;
  7. negoziare in modo coordinato con creditori e investitori, utilizzando dati verificabili e confrontando la proposta con le alternative;
  8. monitorare periodicamente risultati, flussi di cassa, scostamenti e correttivi necessari.

La gestione della crisi richiede il coordinamento di competenze legali, fiscali, finanziarie e industriali. Decisioni frammentate o non coordinate possono ridurre le possibilità di risanamento e compromettere il valore residuo dell’Impresa.

Trasformare la crisi in un progetto di rilancio

La crisi d’Impresa non deve essere idealizzata. È una condizione complessa, che può produrre conseguenze rilevanti per l’Imprenditore, i creditori, i dipendenti e l’intero sistema delle relazioni aziendali.

Allo stesso tempo, non deve essere considerata automaticamente come l’anticamera della liquidazione.

Quando viene affrontata tempestivamente, con dati affidabili e una strategia integrata, la crisi può diventare il punto di partenza per riequilibrare il debito, correggere gli errori organizzativi e concentrare le risorse sulle attività redditizie.

Può inoltre creare le condizioni per attrarre nuova finanza, coinvolgere investitori, realizzare aggregazioni, trasferire l’Azienda a un soggetto più solido e preservare competenze, rapporti commerciali e posti di lavoro.

Gli strumenti della crisi non servono soltanto a gestire ciò che non può più essere salvato. Servono soprattutto a riconoscere tempestivamente ciò che merita di essere preservato e a costruire le condizioni affinché possa continuare a produrre valore.

La differenza tra una crisi che distrugge l’Impresa e una crisi che conduce alla sua trasformazione dipende spesso dal momento in cui si interviene, dalla qualità delle informazioni disponibili e dalla capacità di integrare competenze legali, fiscali, finanziarie e industriali.

Per questo motivo, la Crisi d’impresa e ristrutturazione del debito non dovrebbe essere considerata un intervento emergenziale isolato, ma una vera operazione strategica sull’Impresa.

Affrontare tempestivamente lo squilibrio consente di valutare le alternative disponibili prima che la perdita di liquidità, fiducia e valore renda il risanamento più difficile.

Le risposte ai dubbi più frequenti sul risanamento dell’Impresa

  • Un’Impresa in crisi può continuare a operare? 

Sì. La continuità può essere perseguita direttamente dalla stessa Impresa oppure indirettamente attraverso un altro soggetto. È però necessario dimostrare che l’attività conservi prospettive concrete e che la soluzione proposta sia economicamente sostenibile.

  • Ristrutturare il debito significa sempre ottenere uno stralcio?

No. La ristrutturazione può consistere anche nella proroga delle scadenze, nella rimodulazione delle rate, in una moratoria, nella conversione del debito, nell’apporto di nuova finanza o nella cessione di asset. L’eventuale riduzione dipende dallo strumento utilizzato, dalle risorse disponibili e dagli accordi raggiunti o omologati.

  • La composizione negoziata blocca automaticamente i creditori?

No. L’accesso al percorso non determina automaticamente un blocco generalizzato. L’Imprenditore può richiedere misure protettive, soggette agli adempimenti pubblicitari e alla conferma del tribunale secondo la disciplina applicabile.

  • È possibile vendere l’Azienda durante la composizione negoziata?

Sì. La cessione dell’Azienda o di un ramo può rappresentare una componente del risanamento. Nei casi previsti è possibile richiedere al tribunale l’autorizzazione al trasferimento con specifici effetti sulla responsabilità dell’acquirente per i debiti anteriori, ferma la tutela dei lavoratori.

  • Un investitore può acquisire soltanto la parte sana dell’Impresa?

È possibile strutturare operazioni aventi a oggetto l’intera Azienda, uno o più rami, singoli asset o partecipazioni societarie. Il perimetro deve essere definito nel rispetto della disciplina applicabile e degli interessi dei creditori.

  • Quando è opportuno iniziare a cercare un investitore?

La ricerca dovrebbe iniziare quando l’Impresa conserva ancora continuità operativa, informazioni attendibili e tempo sufficiente per organizzare un processo competitivo. Attendere l’esaurimento della liquidità può ridurre drasticamente il valore negoziabile.

  • La continuità aziendale richiede il mantenimento degli stessi soci?

No. La continuità riguarda la prosecuzione dell’attività economica, non l’immutabilità della compagine sociale. L’ingresso di nuovi soci, la modifica della governance o la cessione dell’Azienda possono essere indispensabili per rendere possibile il risanamento.

Valutare il percorso più adatto all’Impresa

Ogni situazione presenta caratteristiche differenti. La composizione dei debiti, le prospettive industriali, il fabbisogno di liquidità, il rapporto con i creditori e gli obiettivi dei soci devono essere analizzati congiuntamente.

Un percorso integrato permette di individuare lo strumento più coerente, coordinare le trattative e costruire un piano sostenibile per l’Impresa e credibile per creditori e investitori.

Per approfondire la gestione degli obblighi tributari e delle conseguenze che una situazione critica può produrre sulla reputazione dell’Impresa, consulta anche i nostri contenuti dedicati alla Consulenza fiscale e al Danno d’Immagine Aziendale.
Nota editoriale: la scelta dello strumento dipende dalla situazione concreta e richiede una verifica professionale aggiornata. Il quadro normativo di riferimento è contenuto nel Codice della crisi d’Impresa e dell’insolvenza, come successivamente modificato, anche dal correttivo del 2024. Per la composizione negoziata sono disponibili la piattaforma del sistema camerale e la check-list operativa del Ministero della Giustizia

Manuel Verde
Co-fondatore di SLI Hub, unisce formazione tributarista e specializzazione nella tutela patrimoniale a una visione strategica sviluppata con l’EMBA presso la Bologna Business School.
Immagine di Manuel Verde
Manuel Verde

Co-fondatore di SLI Hub, unisce formazione tributarista e specializzazione nella tutela patrimoniale a una visione strategica sviluppata con l’EMBA presso la Bologna Business School.

Immagine di Manuel Verde
Manuel Verde

Co-fondatore di SLI Hub, unisce formazione tributarista e specializzazione nella tutela patrimoniale a una visione strategica sviluppata con l’EMBA presso la Bologna Business School.

Due forme di bolle vocali sovrapposte, una bianca e una rosa

Restiamo connessi

Non riesci a partecipare nelle date stabilite? Nessun problema: organizziamo corsi ed eventi durante tutto l’anno.
Iscriviti alla newsletter o contattaci per essere sempre aggiornato sui prossimi appuntamenti.