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Casli study

Patto di Stabilità con lavoratori stranieri: da rischio a risorsa

Nel settore dell’autotrasporto, trovare nuovi autisti può essere complesso. La difficoltà aumenta quando i candidati sono lavoratori stranieri con il permesso di soggiorno in scadenza.

È il caso di un’Azienda che aveva necessità di inserire rapidamente nuovo personale, ma temeva di investire tempo e risorse nell’assunzione e nella formazione di lavoratori che avrebbero potuto dimettersi poco dopo il rinnovo del permesso.

SLI ha individuato una soluzione capace di bilanciare le esigenze dell’Azienda e quelle dei lavoratori, trasformando un possibile rischio organizzativo in uno strumento di maggiore stabilità.

Contesto e
problematica

L’Azienda aveva bisogno di assumere nuovi autisti per garantire la piena operatività dei propri mezzi. Durante i colloqui, però, diversi candidati presentavano un permesso di soggiorno prossimo alla scadenza, con il rischio per l'Impresa di investire nell’inserimento di nuove risorse senza avere sufficiente continuità nel rapporto di lavoro.

Assumere lavoratori stranieri senza compromettere la continuità aziendale

L’Azienda voleva procedere con le assunzioni, ma temeva che alcuni lavoratori potessero utilizzare il nuovo rapporto di lavoro per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno e dimettersi subito dopo.

Uno scenario che avrebbe riportato l’Azienda al punto di partenza: nuove selezioni da avviare, nuovi costi di inserimento e, soprattutto, mezzi potenzialmente fermi per carenza di personale.

Il costo del turnover nel settore dell’autotrasporto

La perdita improvvisa di un autista non comporta soltanto la necessità di trovare un sostituto.

Può tradursi in costi di selezione e formazione, difficoltà nella programmazione delle attività e riduzione della capacità operativa dell’Azienda.

Il vero problema era quindi trovare uno strumento che permettesse di assumere le persone necessarie senza lasciare completamente scoperto l’investimento effettuato sul nuovo personale.

La nostra proposta
al Cliente

L’obiettivo non era introdurre una soluzione rigida o penalizzante per il lavoratore. Abbiamo cercato invece un punto di equilibrio tra la necessità dell’Azienda di avere personale stabile e l’interesse del lavoratore a ottenere continuità occupazionale e formazione professionale.

Patto di stabilità con lavoratori stranieri: una tutela per entrambe le parti

L’analisi ha preso in considerazione anche la sentenza del Tribunale di Roma n. 1646/2024, richiamata nel caso studio, relativa alla legittimità di un patto di stabilità collegato a un rapporto di apprendistato.

Da questo precedente è stato individuato un possibile modello da applicare al caso concreto: prevedere un periodo minimo di permanenza nel rapporto di lavoro, accompagnato da un investimento reale dell’Azienda nella formazione del lavoratore.

Proteggere l’investimento senza rinunciare alla formazione

Il punto centrale della proposta è stato collegare la stabilità del rapporto a un percorso concreto di crescita professionale.

L’Azienda non si limita quindi ad assumere il lavoratore, ma investe nella sua formazione.

In cambio, le parti stabiliscono preventivamente le conseguenze di eventuali dimissioni anticipate, prevedendo, secondo quanto definito nell’accordo, il rimborso dei costi di formazione oppure una penale.

Soluzione individuata e
benefici per il cliente

La soluzione individuata ha combinato assunzione, formazione e Patto di Stabilità. L’obiettivo è stato creare un rapporto più equilibrato: il lavoratore ottiene una reale opportunità professionale e una maggiore continuità lavorativa, mentre l’Azienda dispone di uno strumento per proteggere l’investimento effettuato sul capitale umano.

Il patto di stabilità come strumento contro il turnover

Contestualmente all’assunzione è stato previsto un accordo che impegna le parti a mantenere il rapporto per un periodo determinato.

In caso di dimissioni anticipate, trovano applicazione le condizioni definite nel patto.

Per l’Azienda significa ridurre il rischio di perdere immediatamente una risorsa appena inserita e formata, migliorando allo stesso tempo la possibilità di programmare l’organizzazione del personale.

Più continuità per l’Azienda, più valore per il lavoratore

Il risultato è una soluzione che prova a tutelare entrambe le parti.

L’Azienda può contare su una maggiore stabilità della forza lavoro e proteggere meglio i costi sostenuti per inserimento e formazione.

Il lavoratore, dall’altra parte, ottiene un posto di lavoro strutturato, formazione professionale e una prospettiva di maggiore continuità.

Il principio alla base del caso è semplice: meno rigidità e maggiore attenzione agli interessi concreti delle parti.

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